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La cantina di Enza

Storia e filosofia della Cantina di Enza

A Montemarano c’è una donna di nome Enza e la cantina di suo padre Vincenzo; un luogo a dimensione della vigna, dell’uomo e dell’interazione tra di essi.

L’operato di Enza e quello del suo padre che con la stoica perseveranza ha saputo tramandare il da farsi dell’arte contadina sapiente e sincera alla figlia, si riflette nella forza cosmica dei vini da loro creati.

Nel contesto di una coltura promiscua, dove la vite si spartisce le zolle di terra tra l’oliveto e le cerealicole nel rapporto di 4 a 3, in tutto 7 ha, dimorano due vecchie vigne a raggiera post fillossera. Ed è qui nella prima che sono presenti i vitigni più che mai rari, la Coda di Volpe Bianca, la Coda di Volpe Rossa (ahimè quasi estinta) e Trebbiano, completa gli altri 2 ha un impianto ventennale dedicato all’Aglianico – vitigno pe antonomasia di quel florido scorcio nel avellinese.

Quello Irpino è un territorio che vanta un retaggio ampelografico inestimabile, il cuore antico vocato alla produzione dell’Aglianico avvalorato da un microclima favorevole per la viticoltura, con le forti escursioni termiche e la conseguente forza mitigatrice del fiume Calore. Una difesa naturale, che consente alla vite di emanciparsi per il puro bisogno di sopravvivenza della specie e nello stesso tempo proporsi ripetutamente/annualmente nelle migliori espressioni del caso.

La signora Enza che a tutti gli effetti è une petit vigneron, si occupa in prima persona della vinificazione e tutte quelle pratiche enologiche che servono per esaltare il raccolto, preservare la sua salubrità lasciando i vini più naturali possibile.

Se dovessi racchiudere in una frase i suoi vini, direi:

“Il tempo che è trascorso bevendo il tuo vino, è un dono che impreziosisce la mia esistenza.”