La settimana ENOica: 27 dicembre / 2 gennaio

 

Le descrizioni dei vini qui riportati, sono i miei assaggi personali effettuati nella quotidianità della sfera privata e/o professionale. Per via del numero crescente e della la vastità di tipologie degustate, ho sentito una reale esigenza di condividere tali esperienze con gli altri e divulgarle con una cadenza settimanale. Le bottiglie in oggetto sono di mia proprietà e sono state custodite in condizioni idonee per la conservazione del vino.

di Agnes Futa

Substance
Grand Cru
Blanc de Blancs

Jacques Selosse
Francia Champagne Cote – des Blanc Avize
Chardonnay 100%
Vinificazione 12 mesi in barrique nuove di Merrin - 72 mesi sui lieviti con il successivo assemblaggio secondo i principi del Metodo Solera
Dégorgement:5/04/2011
Bottiglie Prodotte: 3.000

Annoverato tra i migliori champagne concepiti negli ultimi decenni - Substance – dal carattere unico e dai toni incisivi e il profilo gusto – olfattivo accentuato nella percezione sensoriale, senza ombra di dubbio passerà alla storia.

Le sue note di complessità possono disorientare chiunque, il gusto è soggettivo ma la qualità è oggettiva, e come tale dovrebbe essere riconosciuta.

Una volta constatata la specificità intrinseca di un vino, in base alle nostre esperienze/conoscenze e/o vissuto – decideremo se è conforme al nostro concetto qualitativo, e quindi se ci piace o no. [questo vale per tutte le tipologie di vino, le cose cambiano sensibilmente nelle valutazioni professionali]

Trovo assai calzante una parentesi del genere parlando di

Substance, in quanto diverse volte il suo gusto è stato oggetto di aspre critiche e infondate verità.

Di sicuro, la bollicina non passa inosservata, il suo legame con il territorio ma soprattutto l’articolata elaborazione – non hanno nulla di leggerino e banale; il gusto puro, specialmente così accentuato ci spaventa, spesso non sappiamo dargli un’interpretazione adeguata.

Con Selosse succede esattamente questo, o lo ami o lo odi [preferisco dire o lo comprendi o lo conosci], il fatto sta, che il suo champagne, ci tengo a precisare – sfida il tempo – le forti ossidazioni di cui la massa enoica viene investita durante l’affinamento, apportano forza, vigore e appunto la longevità.

Nel bicchiere tra il divertimento e lo stupore, di sicuro non ci si annoia, i sorsi si completano nella graduale apertura e la conseguente lettura personale. L’ambra del Baltico – è il suo colore, così come gli aromi scaturiscono dalle calde pennellate ocra: cachi maturi, miele di fiori di zagara ma anche quello di corbezzolo, addirittura c’è del pino mugo, arancio candito, iodio, anice stellato e delle carrube.

Chambolle Musigny
Villes Vignes
"Les Fremières" 2011

Domaine Digioia Royer
Francia Borgogna Cote – d’Or Chambolle Musigny
Pinot Noir 100%

Tratti giovanili e tanta forza a disposizione. Les Fremières è un arco teso nella fase di tiraggio, ma non dell’effettivo rilascio. Generato da un vigna quasi ottantenne, gode della condizione di supremazia conferitagli dalla materia prima e per quanto ancora nell’età puerile si diverte giocando al nascondino. C’è e non c’è, comunque esiste ed è stato pure iscritto all’anagrafe, il Pinot Noir si concede il privilegio di “non puntualità”; e chi lo conosce, un ritardo glielo elargisce. In questa fase si apre con i toni rosso rubino frastagliati dalle ombreggiature granato, odora di muschio, frutti di bosco e la scorza di arancia amara. Nella beva riprende un tantino al livello di corposità, ha una splendida salinità e trainate freschezza. Il tannino guadagna lo spazio di mese in mese, come ho potuto riscontare nell’assaggio precedente di ottobre. Il vino è di razza, un po’ caparbio e da metterli – [le briglie del tempo].

Qualche bottiglia ancora la trovate qui: agnesfutawinestore.com

Sacrisassi 2008

Le Due Terre
Italia – Colli Orientali del Friuli Prepotto
Schiopettino 60% Refosco dal Peduncolo Rosso 40%
Maturazione: barrique 22 mesi

Un rosso elitario che sa d’Europa!

Specialmente le annate d’antan - si propongono - con delle tonalità dai risvolti continentali – mediterranei; un sapiente mélange di culture, che dal Friuli passando per la Spagna non disdegna di una capatina a Bordeaux. Si, è un vino a triangolo equilatero con la terra d’origine alla punta e gli altri due confluiscono sull’aspetto basale.

Una delle più anziane bottiglie dei primi anni novanta, mi ha servito rigorosamente alla cieca Maurizio Menichetti nel suo Ristorante Gourmet Da Caino a Montemerano: ho toppato scambiandolo per un Pommerol. Non avrei mai ricondotto quel vino al Prepotto! – era dotato di un respiro molto più ampio e soprattutto aveva l’estro alla francese.

La fusione tra lo Schioppetino e il Refosco è indovinata, si spallano a vicenda bilanciando le proprie spigolosità, che trovano nella barrique un fisiologico completamento e la pienezza.

Il vino si pone agile e spigliato, mantiene una fisionomia boschivo – erbacea contrapposta alle calde note eteree, salmastro – minerali, particolarmente avvolgenti.

Un miscuglio di sensazioni di terre calde e venti continentali lo rende assai appagante, l’unico nel suo genere, anche perché essendo il frutto di un blend ottenuto dai vitigni autoctoni, circoscritti nella zona delimitata.

L’annata in questione può tranquillamente attendere, sarà in grado di farci emozionare nel prossimo futuro.

Rosso di Montalcino 2001

Caprili
Italia – Toscana – Montalcino
Sangiovese Grosso 100%
Maturazione: botte grande rovere di Slavoni

Un preghiera a chi fosse in possesso di qualche bottiglia di questo prezioso nettare: mi facesse un fischio!

Per Bacco! Che Sangiovese con la S maiuscola e tanti punti esclamativi!!!!

Eccellente la struttura - straordinario l’equilibrio – da inchino l’impronta territoriale.

A chi sa aspettare, il vino ripaga l’attesa e con una disarmante semplicità si spoglia dagli anni passati.

Un Rosso dal sangue bollente e dal passo scalpitatane nella giovinezza; un Vino intriso di saggezza e serenità nell’età adulta.

È da manuale per la sua tipicità - un tradizionalista - non curante delle mode e dei trend del momento.

Sa fare i conti con l’austerità intrinseca, spesso indomabile in origine, e sfrutta al meglio le risorse naturali durante il lungo periodo di affinamento. Il vetro gli fa bene e il tappo lo fa stare meglio, gli scambi con l’esterno sono significativi e la profonda respirazione apporta il sollievo nell’ottica di un miglioramento generale.

I profumi di questo vino sono emozionanti, trasmettono una sensazione di completezza e compiutezza, il loro rilascio è lento e graduale caratterizzato da una misurata finezza/eleganza.

Il suo timbro come nel caso di una voce, corrisponde, a quello di un pianoforte: l’estensione e la distensione delle note intrecciate nel preciso l’arco temporale generano un’esecuzione irripetibile.

Armoniosamente affiorano: foglie di tabacco dolce -  spezie dolci: noce moscata, anice stellato, macis – eucalipto, acqua di olive, inchiostro, terra bagnata, humus, funghi porcini, mandorle amare, marzapane, cioccolato amaro, note salmastri e minerali fittissime. Lapis. Ed infine si presenta lei – sempre puntuale nei rossi di razza

 – l’anguria.

Locride Montonico Passito

La cantina di Francesco Stelitano 
Montonico Bianco 100%
Gradazione alcolica complessiva minima 16°, di cui almeno 13° svolti
Bottiglie Prodotte: 500

Probabilmente è il più antico vitigno a bacca bianca introdotto dai Greci nel Sud Italia – Montonico Bianco – l’uva dai grappoli dorati che sa di miele e spezie.

Nell’azienda biologica di Francesco, le piante sono allevate ad alberello, le radici affondano nel terreno calcarico – argilloso godendo dell’aria marina nei giorni di calure estive.

Le rese sono piuttosto esigue e il vino viene ottenuto con un procedimento di parziale appassimento al sole dei grappoli su appositi graticci. Un Vin de Paille all’italiana, e l’unico nel suo genere in Italia, con una capacità d’invecchiamento paragonabile agli imbattibili Vin Jaune dello Jura. Quasi secco, con un ricordo di ridimensionata dolcezza, è ricco di sensazioni d’estrazione meridionale rappresentate da: melassa di fichi, mallo di noce, mandorla amara, frutti di cappero, fichi d’India, alloro, finocchietto selvatico, carrube. È molto interessante il lato etereo che lo rende personale - locridiano per eccellenza e vocazione – racchiuso nella sfera di morbide inalazioni di cera d’api e smalto.

Polivalente negli abbinamenti: eccezionale con le dolcezze a base di mandorle/noci/miele, accattivante con i formaggi a pasta dura ovini, strepitoso con la selvaggina da piuma!

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